Ostili al Cristianesimo

12 Luglio, 2007 by oasicana

Ostili al Cristianesimo

Si moltiplicano gli attacchi contro la fede, in una società postcristiana

Di Padre John Flynn, L.C.

ROMA, mercoledì, 11 luglio 2007 (ZENIT.org).- In molti Paesi è di fatto aumentata l’ostilità verso il Cristianesimo. Persino nei Paesi più cattolici, dove la religione ha sempre avuto la sua opposizione, gli eventi più recenti mostrano frequenti episodi di insofferenza, sia da parte di individui, che delle istituzioni.

Il Cardinale Carlo Caffarra, Arcivescovo della città di Bologna, ha espresso forti rimostranze contro una rappresentazione blasfema della Vergine Maria, nell’ambito di una esibizione artistica locale. Il 19 giugno il porporato ha presieduto una Messa in riparazione delle offese, celebrata nel santuario mariano di San Luca, secondo quanto riportato il giorno seguente dal quotidiano cattolico Avvenire.

Sebbene le autorità comunali, in seguito alle proteste della Chiesa, abbiano preso le distanze dalla manifestazione, questa risulta aver ricevuto il patrocinio del governo locale della città di Bologna.

Solo pochi giorni dopo è arrivata dalla Spagna la notizia, riportata dal quotidiano La Razón del 23 giugno, secondo cui la magistratura ha avviato delle indagini su talune immagini pornografiche di santi. Francisco Muñoz, esponente del Partito socialista, responsabile degli affari culturali nella regione occidentale spagnola di Extremadura, è stato denunciato per aver contribuito alla concessione del patrocinio ufficiale alle pubblicazioni del fotografo José Antonio M. Montoya.

Questi libri contengono fotografie blasfeme di natura pornografica, non solo di un certo numero di santi, ma anche di Gesù e Maria. I libri sono stati pubblicati dalle autorità dell’ente locale e uno di questi contiene anche una prefazione scritta dallo stesso Montoya.

In seguito alla pubblicazione di questi libri, qualche mese fa, le autorità ecclesiastiche hanno espresso vive proteste. Una commissione della Conferenza episcopale spagnola, in una nota pubblicata il 15 marzo scorso, ha chiesto maggiore rispetto per la fede cattolica. Le immagini contenute nei libri costituiscono non solo un’offesa ai credenti, ma rappresentano un elemento di disturbo per la coscienza di ogni persona per bene, ha affermato il comunicato.

Neopaganesimo

Intanto, in Francia, le autorità hanno arrestato tre giovani accusati di aver profanato a maggio alcune chiese, tra cui una cappella del XVI secolo che è stata completamente bruciata. Secondo un servizio pubblicato sul quotidiano Le Monde del 26 giugno, i responsabili sono stati arrestati il 21 giugno dalla polizia della città di Quimper, nella regione della Bretagna, a nordovest del Paese.

Nei luoghi profanati sono state rilevate iscrizioni con le lettere “TABM”, che inizialmente si pensava appartenessero ad un gruppo satanico. Successivamente si è scoperto che le persone appartenevano ad un gruppo neopagano di natura celtica denominato “True Armorik Black Metal”.

Un’offesa di natura diversa è stata registrata di recente nei confronti della Chiesa di Inghilterra. La società informatica Sony, in un videogioco della PlayStation 3, ha incluso scene di violenza relative a uno scontro a fuoco nell’interno della Cattedrale di Manchester, secondo quanto riportato dal quotidiano Times il 13 giugno. Il decano della Cattedrale, Rogers Govender, ha descritto il videogioco come una “profanazione virtuale”.

In seguito alle proteste della Chiesa anglicana, sostenute in Parlamento dall’allora Primo Ministro Tony Blair, la Sony ha pubblicato le sue scuse, secondo il Times di due giorni dopo. La società ha affermato di non aver voluto arrecare aluna offesa, ma allo stesso tempo essa non ha dato indicazioni riguardo all’eventualità di ritirare il videogioco dal mercato o di effettuare una donazione in favore del lavoro educativo per i giovani svolto dalla Cattedrale contro le violenze con armi da fuoco.

Anche in Grecia si registra un ritorno del paganesimo, secondo il quotidiano britannico Guardian del 1° febbraio. L’articolo riferisce di una recente cerimonia pagana celebrata da Doreta Peppa, una pretessa fai-da-te, all’interno delle rovine del tempio di Atene dedicato a Giove, l’antico dio dei greci. Secondo il Guardian è stata la prima cerimonia di questo tipo sin dai tempi in cui l’Impero romano aveva messo al bando il culto pagano alla fine del IV secolo.

Secondo l’articolo, lo scorso anno, il gruppo Ellinais, di cui fa parte Peppa, ha ottenuto il riconoscimento legale come associazione culturale. Si è trattato di un notevole successo, poiché in Grecia tutte le religione non cristiane, salvo l’Islam e l’Ebraismo, sono vietate. L’organizzazione spera di ottenere l’autorizzazione ufficiale per svolgere le cerimonie pagane del battesimo, del matrimonio e dei funerali.

I pagani stanno avanzando anche negli Stati Uniti con il gruppo Wicca che di recente ha vinto una battaglia contro il Dipartimento USA per i veterani, secondo quanto riportato da Associated Press il 23 aprile. Il pentagramma wicca farà parte ora degli emblemi accettati nei cimiteri nazionali e sulle lapidi ufficiali per i soldati caduti. Il Governo ha accettato di aggiungere questo simbolo al suo elenco, per porre fine ad alcuni procedimenti legali avviati da un gruppo di famiglie.

Discriminazioni contro i cristiani

Un’ulteriore vittoria per i pagani arriva dalla Scozia, dove l’Università di Edimburgo ha dato il permesso alla Società pagana di svolgere la sua conferenza annuale sul campus universitario, secondo quanto riportato dal quotidiano Scotland on Sunday del 27 maggio.

La decisione ha attirato le proteste della Unione cristiana delle università, che si era vista negare precedentemente la possibilità di svolgere uno dei suoi eventi nel campus, per presunti pericoli inerenti l’omosessualità.

“Va bene che le altre religioni, come quelle pagane, possano far sentire la loro voce nelle Università, ma sembra esservi una resistenza a riconoscere lo stesso diritto anche ai cristiani”, ha osservato Matthew Tindale, un rappresentante della Unione cristiana delle università.

L’articolo cita anche Simon Dames, portavoce della Chiesa cattolica in Scozia, il quale ha dichiarato che spianare la strada ai pagani, mentre si ostacola l’incontro dell’Unione è un chiaro esempio di “cristianofobia”.

I cristiani hanno portato le loro proteste contro le discriminazioni anche di fronte alla Corte suprema inglese, secondo quanto riportato dalla BBC il 22 giugno. Lydia Playfoot, una studentessa di 16 anni, ha accusato la scuola Millais di Horsham, nel West Sussex, di discriminazione contro i cristiani, avendo vietato agli studenti di indossare l’anello di castità.

Le è stato detto dal personale della scuola di togliersi l’anello, oppure affrontare l’eventuale espulsione. Secondo la BBC, un gruppo di ragazze della scuola aveva iniziato ad indossare questo anello nell’ambito di un movimento nato negli Stati Uniti dal nome “Silver Ring Thing”.

La scuola ha sostenuto che indossare l’anello costituiva una contravvenzione delle regole che disciplinano l’abbigliamento degli alunni. Nelle sue proteste la Playfoot richiama il caso dei sikh e i musulmani che sono autorizzati ad indossare i bracciali tipici e i turbanti in classe. Essa ha anche osservato che gli altri alunni regolarmente violano le regole, tingendosi i capelli, portando anelli al naso, piercing alla lingua e distintivi.

Quando la Playfoot si è rifiutata di togliersi l’anello è stata estromessa dalle lezioni e costretta a studiare per conto suo. L’unico motivo per vietare l’anello è che la scuola si rifiuta di “rispettare quegli elementi della fede cristiana con cui non ha familiarità”, ha detto alla BBC.

L’Unione europea

Da una prospettiva più ampia, le speranze che l’Unione europea potesse ridimensionare la sua opposizione al Cristianesimo sono state di recente definitivamente deluse.

La Germania ha assunto la Presidenza di turno dell’Unione europea nel primo semestre di quest’anno e la cancelliera Angela Merkel ha dichiarato di voler riaprire il dibattito sull’eventuale citazione, nel preambolo alla nuova costituzione, delle radici cristiane del continente, secondo quanto riportato da Deutsche Welle il 24 marzo.

“Ritengo che questo trattato debba essere legato al Cristianesimo e a Dio perché il Cristianesimo è stato decisivo nella formazione dell’Europa”, ha affermato dopo l’incontro con Benedetto XVI dello scorso anno.

Ciò nonostante, la Merkel ha ammesso successivamente che non vi erano grandi speranze di poter inserire tale citazione nella nuova costituzione, secondo Deutsche Welle del 15 maggio.

In Germania, la Chiesa è preoccupata del futuro del Cristianesimo, come evidenziato in alcuni recenti commenti del Cardinale Karl Lehmann, Presidente della Conferenza episcopale tedesca. Sempre secondo un servizio di Deutsche Welle del 22 giugno, il Cardinale ha avvertito che una neutralità religiosa eccessivamente zelante potrebbe portare a considerare allo stesso modo tutte le religioni, a prescindere dalla loro storia e dal numero dei propri aderenti.

“Il legame profondo tra il Cristianesimo e il nostro ordinamento statale, che risale al Medioevo ma va anche più indietro, non può semplicemente essere ignorato”, ha affermato Lehmann in un discorso pronunciato nella città di Karlsruhe. Un legame che è oggetto di attacchi sempre più frequenti da parte delle forze anticristiane.

La fede ha ragione. Troppo?

12 Luglio, 2007 by oasicana

La fede ha ragione. Troppo?

Discussione • Il cattolicesimo oggi punta sulla razionalità, ma la gente pare piuttosto sensibile soprattutto all’emozione. Come dimostrano alcune tendenze
di Roberto Beretta; di Gian Maria Vian

Tratto da Avvenire del 20 giugno 2007

l’accusa
Non basta la parola per spiegare il sacro
I cattolici si dannano a parlare una lingua «scientifica»; e gli uomini corrono dietro ai miti, alle saghe, ai «misteri»…
di Roberto Beretta

Ma la ragione ha sempre ragione? O - meglio ancora -: essa è l’unica ragione? Il pensiero salta alla mente considerando (lo constatano, con compiacimento ovvero con rammarico a seconda delle posizioni ideologiche, anche i «laici») come la Chiesa sia ormai in Italia uno dei più solidi baluardi della razionalità. Della storia, del reale. I dibattiti estenuanti su scienza e fede, cioè sulla possibilità di concordare i due elementi, così come le dimostrazioni di ragionevolezza della posizione cristiana - reiterate da illustrissimi ecclesiastici -, sembrano aver diffuso quasi ovunque una sufficiente credibilità per il binomio (un tempo antitetico) ragione/religione. Il dibattito sulla bioetica e sulla morale familiare mira ad accreditare appunto la «laica ragionevolezza» della posizione cattolica. La querelle su Darwin è ormai orientata, invece che alla scomunica, ad inglobare teoria scientifica e dogma. La polemica sull’attendibilità dei vari apocrifi via via ultimamente divulgati (dal vangelo della Maddalena a quello di Giuda) ha spinto l’apologetica ecclesiale a puntare sulla storicità delle sue fonti, a dimostrare razionalmente le basi della tradizione. Persino l’infinito scontro sul Codice da Vinci ha visto i credenti schierati sul fronte del «ragionevole» e del «dimostrabile» contro le più fantasiose ipotesi di complotti internazionali e improbabili sette. Tutto corretto, giusto e persino doveroso. Ma siamo poi certi che sia questo il miglior linguaggio che la gente si aspetta da noi? I cattolici e la Chiesa, cioè, si affannano a concatenare ragionamenti plausibili anche ai non credenti e a parlare un linguaggio il più possibile «scientifico», pensando che sia questo ciò che la modernità si attende; ma è proprio così? In realtà, tutto fa credere che invece la società sia assai più propensa a farsi convincere dall’immaginario, dal mitologico, dall’emotivo, insomma da tutto ciò che è irrazionale. Il gran successo delle saghe cinematografiche tipo Narnia o Tolkien, ad esempio, o anche del maghetto Potter, dicono appunto il gradimento per un’epopea eroica, ancorché del tutto fantasiosa. Il predominio dell’«immagine» in tutti i campi, dalla televisione (vedi reality) alla politica, testimonia per una stagione che vuole essere affascinata dall’apparenza ben più che dal dimostrabile. L’affiorare di fenomeni e credenze «irrazionali» paiono certificare stanchezza e sfiducia nelle presunte certezze di una scienza spesso reputata troppo arrogante. Questo non vuol dire che sia sbagliato, oggi, far appello alla razionalità; ma solo che - forse - non è con questo linguaggio che si può sperare di comunicare su vasta scala ai contemporanei. La Chiesa in particolare - che viene da un quarantennio post-conciliare di faticosa riconquista della «parola» in tutti i sensi, sacro e profano - rischia di trovarsi fuori tempo nell’applicare le categorie della ragione mentre gli uomini sono ormai sensibili a ben altri fattori: come la potenza del silenzio, la lingua del simbolo, la forza sotterranea dei gesti e delle tradizioni, il mistero del rito, persino il fascino di una «lingua segreta» come il latino… La post-modernità è «irragionevole»; urge recuperare il possesso di codici comunicativi dei quali un tempo la Chiesa era pur maestra.

la difesa
Però il vero Logos non ignora il cuore
L’armonia tra credo e intelletto è una caratteristica della tradizione cristiana. E l’irrazionalismo non va assecondato
Gian Maria Vian

E’ ragionevole quanto scrive Roberto Beretta, che certo non si dispiacerà nel vedere così rovesciata la sua posizione sui limiti della ragione e sulla necessità di recuperare le componenti «irragionevoli» della modernità. Che vanno tenute in debito conto, naturalmente, ma senza contrapporle alle ragioni della ragione. La ragione infatti non è nemica del cuore. Né razionalità e ragionevolezza devono essere considerate antitetiche rispetto a fede e religione. Il roveto che arde senza consumarsi davanti a Mosè e il vento leggero percepito da Elia superano la ragione ma non le si oppongono, e non è un caso se la riflessione sapienziale veterotestamentaria e quella del giudaismo ellenistico confluiscono nel libro biblico della Sapienza e in quel Logos – ineffabile parola divina e principio razionale dell’intero universo – su cui, nel I secolo, riflette il filosofo e mistico ebreo Filone e si apre l’abissale prologo del Vangelo giovanneo. L’armonia tra fede e ragione è caratteristica della tradizione cattolica, come il 24 aprile 1870 sottolineò la costituzione dogmatica conciliare Dei filius e sintetizzò Paolo VI il 22 luglio 1970: «Noi, figli della Chiesa, spesso accusati di oscurantismo, siamo invece ottimisti circa la capacità del pensiero umano a risolvere, in certa misura, s’intende, il suo massimo problema, quello della verità, e della Verità suprema, che è Dio. Se non bastasse la testimonianza della sapienza dei secoli e dei grandi pensatori, quella della Sacra Scrittura, e quella della nostra coscienza e della nostra esperienza, noi possiamo essere grati al Concilio Vaticano I d’aver difeso la ragione umana». All’argomento Giovanni Paolo II volle dedicare un’intera enciclica, la Fides et ratio, appunto, e proprio questo era anche il tema – indicato con chiarezza fin dal titolo e tuttavia stravolto da quasi tutti i media – della lezione tenuta da Benedetto XVI a Ratisbona il 12 settembre scorso. Certo, la ragione non basta. O meglio, la ragione stessa avverte di non essere in grado di comprendere tutto e di non potersi ergere a principio assoluto. Ecco perché la Chiesa non ha mai parlato soltanto alla ragione ma ha saputo sempre utilizzare, come sottolinea Beretta, altri «codici comunicativi»: silenzio, simboli, gesti, tradizioni, riti. Ma sono, appunto, linguaggi, che tengono cont o della complessità degli esseri umani. Non convince invece Beretta quando, notando che la società è «più propensa a farsi convincere dall’immaginario, dal mitologico, dall’emotivo, insomma da tutto ciò che è irrazionale», sostiene che la Chiesa rischierebbe «di trovarsi fuori tempo nell’applicare le categorie della ragione mentre gli uomini sono ormai sensibili a ben altri fattori». Le spinte verso l’irrazionalità non vanno assecondate acriticamente e nello stesso tempo la ragione deve essere difesa da assolutizzazioni indebite. Come fece nell’Ottocento la Chiesa, ferma e lucida nel respingere tanto l’esoterismo e le religioni alternative al cristianesimo, quanto il materialismo e il positivismo. Tendenze che sembrano risvegliarsi oggi, quando nelle società occidentali opulente e insoddisfatte si moltiplicano irrazionalismi (consumisti o meno) e ottusi dogmatismi nascosti dietro proclami di laicità. Ed è dunque urgente difendere la ragione.

Hello world!

12 Luglio, 2007 by oasicana

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